Prevenzione e diabete: Psicologia = risparmio economico e sociale

Psicologia e Diabete

Prevenzione e diabete: Psicologia = risparmio economico e sociale

Il diabete è una patologia in preoccupante aumento la cui diffusione in Italia è quasi raddoppiata in trent’anni andandosi a configurare come una priorità fondamentale del sistema sanitario nazionale (Istat, 2016). In particolare, l’aumento della diffusione del diabete di tipo 2 (con insorgenza prevalentemente in età adulta)  è principalmente attribuibile a fattori di tipo ambientali come la dieta e lo stile di vita.

L’intervento psicologico nel diabete è ampiamente suggerito dalle linee guida internazionali sul trattamento della patologia cronica (Young-Hyman et al., 2016). In particolare, questo può rivestire un ruolo rilevante nella prevenzione della patologia e delle sue complicanze. L’attività di prevenzione viene generalmente suddivisa in tre categorie generali.

La prevenzione primaria si propone di evitare il manifestarsi per la prima e unica volta di un evento patologico o di una determinata malattia cronica (per es. l’insorgenza di diabete in caso di familiarità o di insulino resistenza). Gli interventi basati sulla modificazione del lifestyle e della dieta tramite tecniche di tipo educativo e psicologico (coaching, intervento motivazionale, goal setting, problem-solving ecc.) mostrano dei risultati sorprendenti sia in termini di prevenzione della patologia che di riduzione dei costi per il sistema sanitario. Per fare alcuni esempi, il Diabetes Prevention Program ha messo in luce che l’intervento intensivo orientato allo stile di vita diretto a persone con elevato rischio di diabete riduce l’insorgenza della patologia del 58%, producendo un risparmio di 15700 dollari per caso nel sistema sanitario (Wylie-Rosett et al., 2006). Nel Finnish Diabetes Prevention Study sono state coinvolte 522 persone con alterata tolleranza al glucosio che hanno ricevuto un intervento di counselling con l’obiettivo di ridurre il peso e aumentare l’attività fisica. L’intervento è risultato in una riduzione del rischio di incorrere nel diabete del 58% (Lindstrom et al., 2003). La meta-analisi di Li e colleghi (2010) ha concluso che anche un intervento di tipo breve in un setting uno-a-uno risulta efficace nel prevenire la patologia in soggetti a rischio e ridurre i costi.

La prevenzione secondaria consiste nell’identificare soggetti con condizioni subcliniche di malattia e intervenire su di essi, per evitare che la patologia diventi sintomatica e comunque progredisca. In altre parole, si tratta di identificare il malato precocemente, cioè quando la sua progressione può essere arrestata.  Esempi di questa tipologia di prevenzione sono le attività di diagnosi precoce – nel caso del diabete lo screening può accelerare il processo di presa in carico e prevenire l’esigenza di trattamento intensivo, se la patologia viene presa in uno stadio iniziale. Gli interventi community-based orientati alla sensibilizzazione e allo screening del diabete in ampie comunità, nonché alla promozione dell’accessibilità ai servizi sanitari, abbattendo le disuguaglianze sociali, costituiscono un contributo essenziale per la diagnosi precoce, cogliendo la malattia ai suoi primi stadi. Recentemente nell’ambito del programma Dining with Diabetes Program, Misra et al. (2016) hanno mostrato che gli screening basati su un approccio comunitario sono strumenti efficaci nel diagnosticare il diabete e il rischio di insorgenza della malattia. Inoltre, gli interventi che utilizzano “patient navigators” – ossia figure professionali che forniscono supporto sociale durante il percorso sanitario dei pazienti – si sono rivelati utili nel migliorare il livello di engagement in pazienti con diabete aumentando la probabilità di individuare precocemente forme patologiche (Horny et al., 2017). Ancora, nel campo della prevenzione secondaria, gli interventi che implementano la comunicazione medico-paziente nei setting sanitari, si sono rivelati utili nell’aumentare la consapevolezza della malattia e i livelli di empowerment del paziente, grazie a un miglior supporto informativo e affettivo fornito dal medico (Akturan et al., 2017). Una buona relazione medico-paziente sembra centrale nel diabete, essendo associata a migliori outcome clinici e livelli di aderenza al trattamento, contribuendo così a prevenire l’insorgenza di complicanze della malattia, a livello terziario (Fuertes et al., 2017; Schmidt, 2018).

La prevenzione terziaria consiste nell’accurato controllo clinico-terapeutico di malattie ad andamento cronico o irreversibili ed ha come obiettivo quello di evitare o comunque limitare la comparsa sia di complicazioni tardive che di esiti invalidanti. La review sistematica di Schmidt et al. (2018) ha dimostrato che l’intervento psicologico orientato a ridurre il livello di distress relativo al diabete è efficace sia nel ridurre il “diabetes-distress” che i livelli di emoglobina glicata, in persone con diabete di tipo 1 e di tipo 2. Altre meta-analisi (Chrvala et al., 2016; Uchendu & Blake, 2016; Ekong & Kavookjian, 2015; Ebrahimi et al., 2016) hanno confermato il ruolo positivo della psicologia nel migliorare il controllo glicemico e la qualità di vita del paziente, sia dal punto di vista psichico che fisico.

Prevenire il diabete, a livello primario, secondario e terziario, ha un effetto non solo sulla salute delle persone, ma anche sulla riduzione dei costi sanitari associati alla patologia. DAFNE, un programma educativo basato sulla valutazione psicologica di tipo breve (5 giorni, con un follow-up di 8 settimane successivo al corso), ha portato a una riduzione dei costi associati al diabete di 14400£ per paziente. In conclusione, l’intervento psicologico nel diabete è uno strumento utile nel prevenire l’insorgenza della patologia, migliorare la sua gestione e aumentare la qualità di vita del paziente diminuendo il rischio di incorrere in complicanze di tipo fisico e mentale, generando un promettente risparmio sul sistema sanitario.

A cura di Francesco Marchini

Bibliografia

Akturan, S., Kaya, Ç. A., Ünalan, P. C., & Akman, M. (2017). The effect of the BATHE interview technique on the empowerment of diabetic patients in primary care: a cluster randomised controlled study. Primary care diabetes11(2), 154-161.

Chrvala, C. A., Sherr, D., & Lipman, R. D. (2016). Diabetes self-management education for adults with type 2 diabetes mellitus: a systematic review of the effect on glycemic control. Patient education and counseling99(6), 926-943.

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Ebrahimi, H., Sadeghi, M., Amanpour, F., & Vahedi, H. (2016). Evaluation of empowerment model on indicators of metabolic control in patients with type 2 diabetes, a randomized clinical trial study. Primary care diabetes10(2), 129-135.

Ekong, G., & Kavookjian, J. (2016). Motivational interviewing and outcomes in adults with type 2 diabetes: a systematic review. Patient education and counseling99(6), 944-952.

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